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10 giugno. Biblioteca vivente

Torna la Biblioteca vivente: sabato 10 giugno nella Biblioteca comunale di Concesio. Per un giorno non saranno libri di carta presi dagli scaffali, ma persone in carne ed ossa a raccontare la propria storia. Un modo nuovo di usare la biblioteca, che crea le condizioni per incontrarsi con persone che difficilmente riusciamo ad avvicinare e di cui ignoriamo il percorso esistenziale. L’incontro a tu per tu fra il lettore e il libro vivente rende concreta ed unica la storia della persona che si ha davanti, che smette quindi di essere vista come rappresentante di una categoria e attraverso la lente della generalizzazione e dei pregiudizi, ma può essere riconosciuta come persona che non rappresenta nessuno se non la propria esperienza e la propria storia.

Un libro sulla Biblioteca vivente

La Biblioteca vivente è nata come risposta ad episodi di violenza e intolleranza nel 1993 in Danimarca e, con il tempo, è stata adottata in tutta Europa per la sua efficacia nel creare condizioni di comprensione e di dialogo fra i cittadini. E’ un metodo per affrontare e accogliere le differenze, per allontanare la paura e la diffidenza, per servirsi della cultura e dei suoi luoghi come terreno di incontro e di accessibilità.

La Rete ha collaborato con la Biblioteca di Concesio fin dalla prima edizione bresciana della Biblioteca vivente, che ha individuato come un momento significativo di incontro e confronto all’interno della comunità in cui la cooperativa opera, per l’inclusione delle persone più fragili e spesso oggetto di emarginazione e pregiudizio, a vantaggio della coesione sociale.

L’articolo che ne parla

Anche per l’edizione di quest’anno, La Rete sostiene l’iniziativa e partecipa con un libro vivente. Un’educatrice professionale che lavora nei servizi per la salute mentale gestiti dalla cooperativa in Val Trompia racconterà il percorso professionale che l’ha portata ad avvicinare il disagio mentale.

Questa la sua presentazione:

Fra le foglie nel bosco: Daniela

All’inizio, quando ancora studiava, il solo pensiero di lavorare in ambito psichiatrico la spaventava: come avrebbe potuto, emotiva e sensibile com’era, avvicinarsi a chi sente e vive le emozioni nelle forme più viscerali ed estreme? Pensava che fosse adatta una persona più razionale, più imperturbabile di lei, che ancora piangeva come una ragazzina davanti ai telefilm.

Non avrebbe mai creduto che, come le diceva la docente universitaria, proprio quella sua sensibilità sarebbe stata utile, anzi necessaria, per entrare in contatto con quel mondo che spesso appare “diverso” e “distante” e sul quale ricadono pregiudizi e discriminazioni, un mondo che spaventa.

Inserita come educatrice professionale in una comunità psichiatrica, Daniela capirà che tutto ciò da cui era turbata, si poteva, bisognava, riconoscerlo prima e conoscerlo poi; che in ogni aspetto della vita non c’è nulla di giusto e nulla di sbagliato; che sforzarsi di essere tutti uguali significa andare contro la natura stessa delle cose.

Fra gli uomini, è come in tutti i boschi e le foreste del mondo: non vi è una sola foglia identica all’altra.

10 giugno 2017 - Le foto

Le edizioni precedenti

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